MONTEVERDE E'
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MONTEVERDE...
IL BORGO PIU' BELLO DA VIVERE...
PAROLA DI CICOGNA NERA.
MONTEVERDE...
II BORGO PIU' BELLO D' ITALIA

    

 

 

CONTESTO TERRITORIALE

Incuneato tra la Valle del fiume Ofanto e la Valle del Torrente Osento, sopra tre colli, Monteverde è circondato da campi di grano, vigneti e boschi. Monteverde vanta origini antichissime, suffragate da testimonianze archeologiche. Su uno dei tre colli su cui si erge Monteverde, il Serro dell'Incoronata, sono visibili delle mura risalenti al IV-III secolo A.C.; taluni studiosi in passato, tesero ad identificare tale sito in Cominium. Ad ogni modo, Monteverde venne fondata in un'area frequentata sin dal Neolitico. La successiva presenza dei Romani è testimoniata non solo dai resti di un ponte, noto come "Ponte Pietra dell'Oglio", ma anche dai ripetuti ritrovamenti nel territorio di preziosi oggetti d'arte romana, antiche armature, monete e reperti provenienti dalle colonie greche. Il borgo sorse nel Medioevo. Dal 1160 Monteverde fu elevata a Sede vescovile, che mantenne fino al 1531, quando Clemente VII la fuse in quella Arcivescovile di Nazareth, con sede in Barletta, il cui titolare assunse il titolo di "Arcivescovo di Nazareth, Canne e Monteverde". Nel 1513, il feudatario era Ferdinando Orsini, Duca di Gravina; nel 1695 il Regio Fisco vendette Monteverde a Sangermano Giacinto Jeronimo, Vescovo di Nusco ed a Sangermano Michele, che divenne Barone di Monteverde, prendendo possesso del Castello posto alla sommità dell'abitato. Nel 1694, un tremendo terremoto colpì duramente Monteverde. Monteverde diede i natali al beato Giordano ed Arcivescovo di Conza, Antonio Buglione ed al Professor Federico Bocchetti, clinico illustre, Professore nella Università di Roma, volontario di ogni guerra, scomparve sul fronte russo il 29 dicembre 1942; Monteverde ha dato i natali ad suo illustre figlio, Mario DRAGHI, da qualche giorno nominato Presidente della Banca Centrale Europea; l’Amministrazione Comunale ha avviato le procedure per il conferirgli la cittadinanza onoraria.  
     

                   

 





  IL CASTELLO BARONALE DEI SANGERMANO

Se è probabile che la sommità del monte su cui si trova il Castello fu già utilizzata in epoca remota per erigervi delle fortificazioni irpine, di certo, i Longobardi vi eressero un fortilizio difensivo nell'Alto Medio Evo, nell'IX secolo. Alla struttura a base trapezoidale, durante il Medioevo vennero aggiunte quattro torri angolari, due cilindriche e due quadrate, di cui una si vede nell'immagine sulla sinistra, ed un ponte levatoio, oggi scomparso, ma la cui esistenza si desume dalla struttura d'ingresso visibile nell'immagine sulla destra. Rilevanti furono le ulteriori modifiche subite dal Castello nel corso dei secoli, che però, non ne cambiarono significativamente l'impianto originario. Infatti, gli interventi del XV e del XIX secolo, che conferirono la configurazione odierna, non alterarono i caratteri di fortezza aragonese. Ancora oggi, osservando il Castello, si vedono chiaramente le feritoie e le finestre rettangolari delimitate da piccoli blocchi squadrati di travertino. L'intera struttura difensiva, realizzata impiegando pietra locale sbozzata e lavorata, venne edificata sopra la roccia affiorante in più punti alle basi del castello . Attorno al Castello, si andò aggregando il borgo medioevale, il cui intreccio di stradine, vicoletti, scalinate e piazzette, ancora caratterizza il percorso urbano della parte antica del paese. Il Castello è stato oggetto di due importanti interventi di recupero; il primo realizzato con fondi a valere su Patto Territoriale Baronia Specializzato Turismo ed il secondo con risorse a valere all’interno del PIT ITINERARIO CULTURALE “La Valle dell’Ofanto” di cui al POR Campania 2000/2006, Misura 2.1.

 

Il   Castello   reintegrato   nella   propria   volumetria   e   fisionomica   storica,   ha      riacquistato   un   ruolo architettonico  “forte”  nel  contesto  urbano  e  territoriale; con  l’ulteriore  valore  aggiunto  di  emergenza culturale di struttura sociale.  

LA CATTEDRALE DI SANTA MARIA DI NAZARETH

La  Chiesa  parrocchiale  dedicata  a  S.  Maria  di  Nazareth,  costruita  nei  primi  secoli  dopo  l’anno  mille.

Monteverde è stata sede vescovile dal 1049 al 1818: nel primo periodo, 1049-1531, era una piccola diocesi che comprendeva Carbonara e Cairano , ed ha dato i natali a San Giordano abate di S.Maria di Pulsano, secondo abate dell’ordine dei Pulsanesi.

La sede episcopale fu eretta poco prima del secolo XI e se ne trova citazione in alcuni atti presso il Vaticano; dal 1531 fu accorpata alla diocesi di Canne e Nazareth (nel 1604 divenne vescovo di questa diocesi il cardinale Maffei Barberini, futuro papa Urbano VIII).

    

La serie dei Vescovi è molto lunga; nel 1818 fu soppressa come diocesi e accorpata a quella di S. Angelo dei Lombardi. L'attuale struttura risale alla riedificazione completa effettuata nel 1728 ed alla successiva ristrutturazione del 1901. All'interno le tre navate sono divise da pilastri  con archi ogivali, si custodiscono diverse opere d'arte, tra cui dipinti del XVIII secolo e statue lignee.

Ai  piedi  del  castello  e  della  chiesa  si  sviluppa  il centro  storico,  dalle  caratteristiche  strade strette e tortuose, numerosi sismi ne hanno alterato la struttura medievale.

 

CHIESA S. MARIA NAZARETH

L'originario impianto della Chiesa Parrocchiale di S. Maria di Nazareth   risale al principio dell'XI secolo.  L'attuale   struttura   risale   alla    riedificazione   completa effettuata   nel   1728   ed   alla    successiva ristrutturazione del 1901. E' forse la Chiesa più antica del paese: su un piccolo cartiglio centrale del portale è scolpito un bassorilievo del tricolle, sormontato da due rami di palma, simbolo del martirio di S. Caterina di Allessandria, patrona del paese.

All'interno, a più navate divise da pilastri con archi ogivali, si custodiscono diverse opere d'arte, tra cui dipinti del XVIII secolo e statue.

 

CHIESA S. ANTONIO

La Chiesa di Sant'Antonio risale al XVII secolo ed è un edificio religioso di dimensioni contenute. Sulla facciata, in posizione defilata, si trova una lapide che ricorda come tale Comune dell'Irpinia abbia dato i natali al Professor Federico Bocchetti, clinico e tisiologo illustre, scomparso il 29 dicembre 1942 sul fronte russo.

  

 CHIESA S. MARIA CARMINE

La piccola Chiesa di S. Maria del Carmine, affiancata dalla Torre campanaria con bifore gotiche, risalente al XVIII secolo utilizzando il sito di un convento carmelitano soppresso nel 1652.

 

LE MURA PELASGICHE

Monteverde , come detto, sorge nell'alta valle dell'Ofanto e si estende su tre colli, il Serro delle Croce, il Serro dell'Incoronata ed il Serro del Castello. Vari ritrovamenti effettuati  testimoniano la presenza umana nel  suo  territorio    già  in  era  neolitica.    Nel  IV  –  III  secolo  a.c.  sul  Serro  dell’Incoronata  sorgeva  una roccaforte sannitica presumibilmente distrutta  dai romani intorno agli anni 296-293 a.c.; attualmente sono visibili alcuni resti di muratura poligonale; secondo lo storico locale Vito Buglione   tali mura poligonali testimoniano la presenza di una città sannita (Cominium ).

  
 

Il LAGO SAN PIETRO AQUILAVERDE 

L'invaso della diga San Pietro è localizzato lungo l'alveo dei Torrente Osento, affluente dei Fiume Ofanto, ed è situato a cavallo dei confini dei territori dei Comune di Monteverde , Aquilonia e Lacedonia. L’invaso è individuato quale area  sito di interesse  comunitaria , Area SIC ,   che si snoda al contorno dell'invaso ed è caratterizzata dalla presenza di considerevoli aree boschive sia autoctone che antropizzate; la vegetazione e quella tipica della fascia irpina della alta collina e media montagna. In  tale singolare contesto ambientale e paesaggistico si tiene nel periodo estivo l’annuale appuntamento con il Grande Spettacolo dell’Acqua.

 

 

 

PATRIMONIO AMBIENTALE E NATURALISTICO

Monteverde è inserita nel paesaggio tipico delle zone sub-appenniniche che alterna ampie zone collinari e larghe depressioni vallive, ed è un territorio lambito dalle acque del l’Ofanto.

L'agricoltura costituisce la risorsa principale e produce soprattutto cereali; ma non mancano le coltivazioni foraggiere, come pure i vigneti ed oliveti.

E' ancora presente l'allevamento degli ovini, di rilievo è la produzione del caciocavallo podalico. Il territorio ha un’estensione di circa 40 kmq ed è caratterizzato da ampie zone boschive, con la presenza di 2 Siti di Interesse Comunitario ai sensi della Direttiva 92/43 CEE HABITAT (Aree SIC): il Lago di S. Pietro Aquilaverde, bacino artificiale di circa 17.100 mc. ottenuto dallo sbarramento del torrente Osento, ed il Bosco di Zampaglione che interessa anche i comuni di Calitri, Bisaccia e Aquilonia.  

  

Da sette anni nel territorio di Monteverde nidifica, nel periodo primaverile, una coppia di cicogne nere, dopo aver trascorso l'inverno in Africa Subsaha-riana. E' un uccello rarissimo che negli ultimi dieci anni è tornato in Italia. La sua presenza testimonia la salubrità dell'ambiente, la ricchezza del verde e la purezza dell'aria. 

 

IL PRODOTTO

Il borgo è rinomato per gli insaccati di carne suina, quali soppressata, salsiccia e capocollo, e per i prodotti caseari dell’allevamento bovino brado, come caciocavallo, scamorza, ricotta, formaggio fresco e stagionato. 

IL PIATTO

Dalla focaccia contadina di farina di mais cotta sui tizzoni ardenti in sostituzione del pane o per arricchire il bollito di verdure di campo, si arriva a piatti più elaborati, ma sempre di derivazione agropastorale, a base di pasta fatta in casa (ravioli, orecchiette, cavatelli, lasagne), di legumi (ceci, fagioli, lenticchie, fave, cicerchie), di ortaggi (verza, cicorie, asparagi). Il robusto vino di uve Aglianico e Sangiovese accompagna insaccati e carni bianche e rosse, tra cui la testina di agnello con le patate, tipica pietanza del periodo pasquale.

 

ARTIGIANATO

Il Territorio è il principale ingrediente, i campi d'orzo, la pas-sione di chi lavora, il birrificio di Monteverde e la cura di tutti i processi sono gli elementi fondamentali che concorrono a ca-ratterizzare fortemente la birra Serro Croce, rendendola un prodotto di alto pregio.

 


L'economia del paese è basata ancora in gran parte sull'agri-coltura, ma è soprattutto l'artigianato a dare lustro al paese con la Premiata fabbrica d' Organi "Vincenzo Continiello e Figli".

 

 

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